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Accettare la propria solitudine come un albero solitario in mezzo al deserto. “L’albero del Ténéré” di Alessandro Andrei

20/04/2024


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L’albero del deserto del Ténéré, l’unico di una rarissima specie arborea capace di sopravvivere in un deserto – ora estinto, investito da un camionista ubriaco – è un simbolo per tutto il romanzo, perché rappresenta, per certi aspetti, sia lo zio Hervé sia Antoine. Il primo, ex membro latitante del movimento anarchico Prima Linea, è stata una figura di riferimento per il nipote, un uomo eccezionale, diverso da tutti i familiari, un eroe da emulare, un uomo che non si lascia avvicinare da nessuno, che vive lontano dalla famiglia e dagli affetti. Il lettore, incalzato dallo scorrere delle linee temporali ora del passato ora del presente, che si rincorrono tanto velocemente da creare un’unica, fluida dimensione temporale e narrativa,  scoprirà i momenti salienti dell’adolescenza di Antoine, il suo speciale rapporto con lo zio, gli amici scapestrati, l’amore immaturo per Adèle e l’episodio cruciale che segna la fine dell’armonioso rapporto con lo zio Hervé, quello strappo, quel punto di non ritorno che cambia per sempre la vita del giovane nipote. Antoine e la sua famiglia perderanno le tracce di Hervé, per vent’anni non sapranno nulla di lui, fino al momento in cui non giungerà al nostro narratore una lettera dell’avvocato Arturo Delli Carri, che, informandolo del decesso dello zio, lo invita a recarsi a Marrakech, in quanto erede, per conoscere le ultime volontà del defunto.

Nella narrazione del tempo presente, Antoine Donizzetti è un uomo che arranca nella vita come nei sentimenti. È un broker di borsa prossimo alla catastrofe, in quanto coinvolto con il direttore della società per cui lavora in alcune attività illecite.
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Fonte: CriticaLetteraria
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