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Amalfitano, “Tienimi la mano, Diva!” e l’importanza di non temere più il dolore

18/04/2024


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L’udito è l’unico senso che non si può escludere.

Per togliere un gusto basta infatti sciacquarsi la bocca, mentre per zittire lo sguardo è sufficiente chiudere gli occhi. Allo stesso modo, un odore passa in fretta se ci turiamo bene il naso e per non esperire il tatto basta non toccare nulla. L’udito, invece, c’è sempre: è pervasivo e non dipende da noi. Di fronte all’udito, alla musica, non ci resta allora che invocare la divinità, una qualsiasi, affinché protegga i nostri ascolti e dia forza alle nostre voci.

«Per l’antichità classica, – spiega Amalfitano, che abbiamo intervistato in occasione dell’uscita del disco – quel “cantami, Diva!” all’inizio dei poemi epici era una sorta di “fammi cantare”, “dammi la forza per farlo”, “sorreggimi”. Questo mio album è un’invocazione a qualcosa di analogo: alla capacità di sorreggere e sorreggersi, all’affidarsi, al non avere paura di soffrire, perché spesso non dipende da noi e senza dolore non solo saremo meno vivi ma anche meno comunicativi. Saremo tutti un po’ meno musica».
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