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“Another End” in cerca di filosofia

27/03/2024


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Il secondo film di Piero Messina riflette nuovamente sul tema della perdita, sulla condizione universale del dolore nel momento in cui si perde una persona cara. Il mondo costruito in Another end è composto principalmente da individui fragili, incapaci di gestire la sofferenza, terrorizzati dal fronteggiare le proprie emozioni che li investono e li lasciano inermi. Così Sal precipita nell’inazione, nel vuoto proprio di chi non ha più niente per cui vivere, come se il senso della sua esistenza fosse interamente racchiuso in Zoe.

La società moderna, isolando gli individui, rendendoli prigionieri di edifici spogli, squadrati, geometricamente violenti, come le strutture in cui è ambientato il film, li ha resi come bambini che per la prima volta si trovano ad affrontare sentimenti che non comprendono. Il programma Another End sembra venire fuori proprio da questa incapacità di accettare la realtà, prolungando artificialmente qualcosa che è già finito.
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Fonte: Cinefilia Ritrovata
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