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Baby Reindeer (2024): la serie Netflix che mette alla prova l’algoritmo

05/05/2024


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«Perché ci ha messo così tanto a decidersi a denunciarla?». Quante donne a ruoli invertiti si sono sentite fare questa domanda? Ma poi, sono davvero seguiti dei fatti o le pastoie della burocrazia hanno trasformato il tutto in un nulla di fatto? Ed ora, visto che sono in vena di digitare punti interrogativi, perché “Baby Reindeer” mi è piaciuta così tanto? La risposta potrebbe essere più complessa, non dico alla pari di quella fornita da Donny ma quasi.

Cosa lamento sempre nelle storie contemporanee? La mancanza di sfaccettature. Il pubblico sempre più distratto ha bisogno dei buoni-buonissimi e dei cattivi-che-sognano-di-essere-buoni, i personaggi sullo stile delle trame in voga negli anni ’70 sono spariti, mi riferisco a quelli sfaccettati, con qualche lato oscuro, delle insicurezze e dei problemi personali che beh, li rendevano più realistici, più umani. Tutta roba che nella finzione, devi saper scrivere bene e che Richard Gadd, complici i fatti reali alla base della miniserie, qui ha davvero saputo riportare.
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Fonte: La Bara Volante
nel canale: cinema