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Bansky di nome, opera d’arte di fatto: una graphic biography di Francesco Matteuzzi e Marco Maraggi sullo street artist più famoso e misterioso al mondo

23/04/2022


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Tra i molti possibili modi per raccontare lo street artist più chiacchierato e ignoto della storia, Matteuzzi e Maraggi ne scelgono uno che ben rende giustizia alle caratteristiche distintive della figura in questione: vale a dire il mistero, l’ambiguità, il depistaggio. Senza arrogarsi il diritto di un’ipotetica e discutibile presentazione in prima persona, gli autori optano dunque per una narrazione “in tandem”, in cui i due “ciclisti” corrispondono agli estremi della percezione del fenomeno: da una parte chi, perlomeno all’inizio, ne ha una comprensione per così dire intuitiva (Adam), dall’altra chi ha maturato nel tempo una passione prossima al fanatismo (Claire). La loro “pedalata” condivisa sarà l’occasione per confrontarsi sulle rispettive lacune e conoscenze, e dunque il pretesto ideale per condividere ragionamenti critici sul senso dell’operato di Banksy: tra uno spostamento da un quartiere all’altro della metropoli e soste bucoliche in un parco in cui allusivamente si aggira uno “speciale” ratto di città – ma anche tra una passata di vernice, una diretta video on the road e una sessione in studio di registrazione – i due imbianchini penitenti danno voce a dubbi, ipotesi e perplessità che servono sia a loro stessi per cercare di chiarirsi le idee sia ai lettori per saperne di più e familiarizzare con i vari livelli interpretativi della faccenda. Perché il caso Banksy, oltre a essere di quelli “divisivi” all’interno del sistema dell’arte (o lo si ama o lo si odia) è anche tra quelli che più rifuggono i manicheismi,
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Fonte: CriticaLetteraria
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