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Berlinale 2024. ANOTHER DAY di Piero Messina – recensione. Distopie italo-globali

21/02/2024


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Siamo nella solita distopia forse vicina forse lontana, ma più la prima, in uno scenario urban che potrebbe essere in un qualsiasi punto dell’Euramerica (pare sia una sovrapposizione tra Roma e Parigi). Strutture iper e postmoderniste a suggerire alienazioni e gelo dell’anima e altre reificazioni di massa imminenti o già presenti. Niente di nuovo, anzi parecchio di antico. Figuriamoci, l’idea narrativa di base, il dispositivo cui regista e sceneggiatori ricorrono, è un déjà vu, tra Philip Dick e un episodio (come hanno già detto e scritto moti critici: ma come si fa a non pensarci?) di Black Mirror. Un’azienda vende la possibilità di riversare i ricordi di persone morte in un host, un corpo portatore che possa far rivivere (per un tempo limitato) il defunto. Il tutto per consentire ai suoi cari, genitori, mariti, mogli, amanti che sian , di potergli/le stare accanto e prepararsi alla dipartita, metabilizzare e addolcire l’addio.
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Fonte: Nuovo Cinema Locatelli
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