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‘Black Sheep Boy’ degli OKKERVIL RIVER: un capolavoro dei 2000

05/04/2024


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Il disco prende il titolo dal primo brano in scaletta, anch’esso una cover:
nello specifico di un brano commovente del cantante folk degli anni Sessanta Tim Hardin, che ha come protagonista un autobiografico “ragazzo pecora nera” in evidente crisi esistenziale, tossico e solitario. E quel personaggio viene mutuato e attualizzato nella provincia texana degli anni 2000, declinato a pennello da Sheff su sé stesso, e continua a fare qua e là capolino nello scorrere dei minuti del disco.

La fa da padrone un indie folk di gran classe, che sorregge il cantato struggente di Sheff e i suoi latrati da animale ferito. Se qualche volta lo si ritrova declinato in lievi ballate (‘In a Radio Song’, ‘Get Big’, ‘A King and a Queen’, tra fiati, batterie spazzolate e punte d’organo) altrove si fanno spazio leggere variazioni sul tema: dall’atmosfera quasi emo di ‘Black’, alla sincopata e brutale ‘For Real’ ai coretti westcoastiani di ‘The Latest Thougs’.
Siamo di fronte al disco migliore della band e a uno degli LP chiave del revival folk americano degli ultimi vent’ anni (nulla da invidiare a Neutral Milk Hotel, Wilco, Bon Iver, Decemberist e via dicendo, per interderci).
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Fonte: Infinite Jest
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