Bolaño e il prete morente, la notte del Cile che s’assolve

09/04/2024


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Nell’imminenza della morte Sebastián Urrutia Lacroix, reazionario sacerdote dell’Opus Dei, critico letterario e poeta («In questo paese abbandonato da Dio siamo proprio in pochi a essere davvero colti») vuota il sacco e prova a giustificare le sue colpe ai tempi del regime di Pinochet (che prova a iniziare inutilmente a Leopardi, a lui e ai suoi gerarchi illustra il marxismo, prova a dare loro gli “strumenti” per debellarlo), gli occhi chiusi, le omissioni e il silenzio dinanzi alle conseguenze dell’orrore. Vagheggia il Cile perduto del latifondo, Sebastián Urrutia Lacroix, questo prete che disprezza i poveri e tradisce il Vangelo, non riconosce più il mondo rurale e la civiltà contadina, assiste a una metamorfosi industriale di un Cile che tace sui suoi crimini. Un personaggio che è metafora, un’accusa, neanche tanto velata, alla Chiesa con le sue ambiguità, le sue ombre nella notte, le sue complicità con una delle dittature più spietate del ventesimo secolo, quella cilena; anche se il bersaglio di Bolaño sembra più ampio, sono i tanti ignavi e indifferenti, a cominciare dalla “casta” degli intellettuali, che nulla fecero per opporsi a quel regime, e in generale a tutti quelli del Sud America: quando l’arte dialoga con la barbarie è l’inizio della fine.
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Fonte: LuciaLibri
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