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“Cento giorni che non torno. Storie di pazzia, di ribellione e di libertà”

16/04/2024


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L’altro grande protagonista della narrazione è il manicomio, in quanto istituzione. Un tempo, lo dice la storia e lo ribadisce l’autrice, era facile finire in manicomio. Bastava non essere allineati al sentire comune. Ma non era questo il vero problema. Non era come entravi ma come (non) ne uscivi. Sono davvero tantissimi coloro che hanno varcato le porte degli ospedali psichiatrici da sani e ne sono usciti malati. Oltre che privati della dignità.

“Spesso capita anche che i familiari dei pazienti utilizzino l’ospedale psichiatrico per sbarazzarsi di madri, suocere, mogli, figlie che procurano solo guai, che sono un peso economico, motivo di scandalo in paese, ribelli o poco operose o spudorate o sessualmente compromesse.”

Il grande punto di svolta nella storia di Rosa e Franco è stata l’introduzione della terapia farmacologica moderna, con il proliferare di molecole chimiche che hanno sostituito i trattamenti indegni del passato, ma non hanno fatto altro che determinare una dipendenza cronica. Ce lo dice chiaramente la Furlanetto parlando di Rosa, quando sentenzia come sia “uscita dal manicomio di mattoni per entrare in quello chimico”. Anche Basaglia è scettico sull’argomento – “i farmaci servono, ma serve anche la parola, i farmaci se usati da soli impediscono di vedere la persona che si ha davanti”.
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Fonte: libro guerriero
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