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Civil War è un film sulla guerra e sulle immagini ma nessuna delle due è raccontata bene

30/04/2024


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Civil War
cerca nell’azione, nel movimento incessante, una chiave per raccontare il dramma dell’’America divisa in fazioni distanti e sempre più inconciliabili. La scelta avrebbe anche senso: la conquista dello spazio, lo spostamento da un punto a un altro, la ricerca dell’ignoto oltre l’orizzonte, sono tratti fondamentali dell’americanità e del suo corrispettivo cinematografico, il western.
Nella convivenza dei personaggi in uno spazio ristretto e nella natura assieme pericolosa e rivelatoria del viaggio, Civil War riprende lo schema di molti film western del tipo film da camera in movimento, come li ha definiti il critico Alberto Crespi, del quale Ombre Rosse di John Ford è di certo l’esempio più riuscito.

Nonostante Garland sia britannico, Civil War è un film americano che più americano non si può: lo è per l’impianto narrativo e per il tema, la guerra civile in una nazione fondata sul fratricidio.
(D’altronde, il primo grande film americano della storia, The Birth of a Nation di David Wark Griffith, è anch’esso, a suo modo, un western e anch’esso si fonda sull’idea di un paese irrimediabilmente lacerato, che può trovare la pace solo nella sopraffazione di una parte sull’altra, nella sua sottomissione letterale e rituale).
Ma nel caso di Civil War, questo muoversi incessante non aiuta a mettere a fuoco i personaggi: chi sono, oltre ai ruoli che interpretano?
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Fonte: Lucy sulla cultura
nel canale: cinema