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Civil War, la recensione: una guerra vista dai mirini delle fotocamere

19/04/2024


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I quattro partono così per un viaggio tra paesaggi colorati dal verde della natura e dal rosso del sangue
, accompagnati da una colonna sonora poco congeniale a quello che, all’apparenza, ha tutto l’aspetto di un war movie. Anche la fotografia, curata da Rob Hardy, fedele collaboratore di Garland, si presenta sotto forma di colori ipersaturi e scene sensazionali che trasformano gli incendi e le esplosioni causate dalle armi americane in spettacoli della natura. Insieme alla musica, la fotografia attribuisce al film un’atmosfera straniante, a tratti quasi grottesca, riprendendo una guerra tra due fazioni dai confini confusi, tra chi uccide per difendersi senza sapere chi sia il proprio nemico.

La vicenda narrata arriva a risultare frustrante, per tutto il tempo sembra che i protagonisti siano davanti ad un grottesco spettacolo di marionette, che quello che stanno immortalando non sia un conflitto bestiale ma una partita di un qualunque videogioco sparatutto in VR che va un po’ troppo per le lunghe. Ci si chiede per tutto il film come facciano i protagonisti ad ignorare deliberatamente la gravità della violenza immonda ripresa dai loro obiettivi, ad essere quasi impassibili nonostante abbiano guardato in faccia la morte.
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Fonte: DassCinemag
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