“Comanda sempre il romanzo”: intervista a Jón Kalman Stefánsson

10/06/2024


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Nei tuoi romanzi, ti bastano pochi passaggi per tracciare collegamenti profondi con l’attualità: qui compare Putin, parli di Gaza, dei palestinesi e degli israeliani, in altri libri c’è pure Trump. Come si deve porre uno scrittore rispetto agli eventi che accadono nel mondo? 

 

Se qualcuno vuole esprimere la propria opinione, relazionarsi con gli eventi contemporanei, ad esempio ciò che sta accadendo a Gaza, o la  guerra in Ucraina, ci sono modi migliori per farlo rispetto ai romanzi. Questo perché i romanzi hanno bisogno di tempo per essere scritti, si muovono lentamente. A volte servono anni prima che siano pubblicati. Se vuoi avere un’influenza sulle cose, meglio scrivere un pezzo per un giornale. O una canzone. Ma se sei uno scrittore, tutto ciò che accade ti risuona dentro.

Quando ho inserito Trump in uno dei miei libri, è perché  la storia lo richiedeva. Se inizi a giudicare però, ad accusare Trump o Putin, a quel punto il lettore smette di credere nella finzione che stai raccontando. Trump, Putin, Netanyahu – o altri di quei bastardi – devono essere funzionali   alla narrazione. Pochi autori sanno raccontare in modo puntuale e critico il loro tempo. Penso a Bulgakov, che ne Il maestro e Margherita esplora il periodo terribile dello stalinismo e la corruzione dell’Unione Sovietica in modo brillante, ma pochissimi sanno scrivere come lui e questo rende il suo romanzo ancora geniale e attuale cento anni dopo. Io credo, in quanto scrittore, che dovremmo essere in grado di incidere su ciò che ci circonda e sul nostro tempo. Vorrei che i miei romanzi potessero avere davvero influire sul genocidio che sta avvenendo a Gaza, ma sono consapevole che ciò che posso fare è molto limitato. Ci provo sempre, ma alla fine è sempre il romanzo che comanda.





Fonte: Lucy sulla cultura
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