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“Come fratelli” dentro una rabbia sopita

08/05/2024


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Il primo atto presenta il rapporto simbiotico fra i due e con lo spazio che abitano: Pudu. Questo è uno dei quartieri più poveri della capitale, i cui colori sgargianti malcelano l’estrema sciatteria edilizia tristemente comune a diverse metropoli asiatiche in frenetico sviluppo. È anche un crocevia di esclusi, un denso melting pot di rifugiati politici birmani, immigrati bengalesi e via dicendo, il piano terra di una scalata sociale improbabile. L’assenza di un sistema di welfare si manifesta implicitamente, come molti elementi del film, con la presenza di Jia En come unica fonte di assistenza.

Jin Ong presenta un microcosmo solidale e apparentemente fin troppo pacato, come se il reciproco sostegno placasse una giustificata rabbia sociale. La critica al sistema malaysiano è spesso esplicita e punteggia tutta l’opera, ma non si traduce mai in proattività o indignazione. La fotografia e la regia lavorano poi per restiruire un forte effetto estetizzante, deprivando la povertà degli ambienti dal degrado che ci si aspetterebbe.
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Fonte: Cinefilia Ritrovata
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