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Come l’Olanda è tornata grande in Europa

18/05/2022


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Un exploit figlio di un cambiamento culturale ancora prima che calcistico. Il calcio olandese, tanto fecondo nei suoi momenti migliori quanto autoreferenziale in quelli peggiori, si è adattato al mutare dei tempi. Un processo faticoso, specialmente quando si è trattato di mettere in discussione alcuni principi che rappresentano le peculiarità di una scuola che ha scritto pagine importanti nella storia del pallone. Un cambiamento ovviamente aiutato dalla nascita di una nuova competizione, la Conference League, creata con un preciso doppio fine: agire da paracadute per i campioni nazionali della classe media (nei lavori preparatori fu preso come esempio il Paok Salonicco vincitore del campionato greco 18/19 da imbattuto, ma sconfitto sia nel preliminare di Champions che in quello di EL e, di fatto, già fuori dall’Europa in estate), e garantire maggiore competitività alle leghe medio-piccole, progressivamente marginalizzate da un sistema calcio europeo economicamente sempre più elitario. Oltre il 60% dei 19.200 punti raccolti dall’Olanda, infatti, proviene dalla Conference League, ma ad essere cambiati sono la filosofia e l’approccio delle sue squadre a livello internazionale.
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Fonte: L'ultimo uomo
nel canale: calcio