CONVERSAZIONE CON CLAUDIA DURASTANTI

29/04/2024


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I dati sulla lettura in Italia non sono incoraggianti: oltre il 60% dei nostri connazionali non legge neppure un libro all’anno, con punte dell’80% al sud. Alla letteratura in troppi preferiscono altre forme di racconto: fiction tv, cinema, social… Pensi che il romanzo abbia i giorni contati? 

Credo che l’editoria per come è strutturata ha dei giorni se non contati sicuramente turbolenti. Sono le solite storie sui circoli viziosi della sovraproduzione, del ciclo isterico della pubblicazione, che per contrasto sta creando delle realtà quasi vittoriane, di editoria mecenate a ritorno zero, con progetti avulsi da qualsiasi razionalità economica. Mi sembra una fase ripetitiva, isterica. Ma il romanzo vitale, quello che porta avanti il senso del romanzo o la sua permanenza nella storia, va avanti a prescindere da queste logiche. È condannato ad emanciparsene, ma non sempre si trova il coraggio di assecondare quello che chiede. E allora si scrivono libri, si scrivono esemplari di narrativa, si scrivono buone opere con un senso di mercato preciso, ad alta funzionalità. Si è sempre fatto così. E credo che ogni autrice e ogni autore possa essere estremamente visionario o estremamente cinico in base alle circostanze della vita, dal suo rapporto di fiducia con la letteratura. Uno spera di non essere mai troppo scoraggiato da rischiare, e da assecondare una profonda visione intima e interiore. 
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Fonte: Telegraph Avenue
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