Cover band e rivoluzione

09/04/2022


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Realizzare una cover non è un obbligo di legge. Nel momento in cui si approccia all’esecuzione su un palco sarebbe il caso di domandarsi se ne valga veramente la pena. Le cover ciclostilate, senza personalità e delle mere copie-carbone, non apportano di per sé un contributo artistico. Anzi rischiano di essere anche brutte e di scarsa qualità, danneggiando l’umore dell’appassionato ascoltatore che valuterà l’esecutore in base al numero di stecche durante la realizzazione del brano. Hanno sicuramente più senso le cover reinterpretate, anche in maniera provocatoria o diametralmente opposta all’originale, se sono inserite in un repertorio vario e in mezzo a diversi pezzi propri. Perciò se volete suonare Stairway to Heaven e avete l’intenzione di “arrangiarla” o “migliorarla”, pensateci dieci volte. Ma non per il senso di sacralità o di intoccabilità di un brano, perché questo concetto in musica non esiste e tutto può essere ripreso e trasformato. Quanto perché non ce ne facciamo nulla della centoventesima versione identica di una pietra miliare. Abbiate il coraggio di provare a suonare pezzi propri.

In sintesi le cover band e le cover sono due fenomeni distinti e che vanno valutati in modo diverso.
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Fonte: Extended Play
nel canale: musica