Dare un nome all’abuso

05/05/2022


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Vorrei cominciare dalla parola: quella di Perché tornavi ogni estate è una lingua nuda, senza orpelli, una lingua che mette il lettore e la lettrice davanti ai fatti. Qual è stato il percorso che ti ha portato a trovare questo tipo di linguaggio?

Sono partita dalla consapevolezza che mancava un linguaggio per descrivere l’abuso. Su questo hanno avuto una grande influenza i tabù familiari. In casa non si parlava mai di abuso sessuale, violenza sessuale, desiderio, piacere, e dunque nemmeno di consenso; non si affrontavano tutti quei temi che per molti anni hanno costituito un grande silenzio nelle nostre famiglie. Quando una ragazzina aveva il menarca, le si diceva “oh, sei diventata una signorina”, era un momento da festeggiare, ti regalavano il primo reggiseno: ricordo che per me quello non era stato un momento piacevole, ma un pensiero del genere era inammissibile, bisognava festeggiare. Nessuno ti spiegava che cosa implicassero le mestruazioni, nessuno ti spiegava la correlazione con una possibile gravidanza, con la possibilità di generare.
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Fonte: Il Tascabile
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