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Eroi fragili: la lezione di Bianconi e Contessa

07/12/2023


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La prima traccia, Nabuconodosor – Essere vivo, è una fucilata in pieno volto. Poche penne raccontano lo scorrere del tempo, le mille foglie caduche che sembrano così importanti e le mille eritrosi delle nostre gote emozionate come quella di Bianconi. La storia di un uomo come quella di ogni uomo, il cerchio perfetto che ci lega ai nostri antenati, le storie dei nostri amori passati e finiti come sofferenze che han mutato e plasmato le estremità del nostro DNA in secula seculorum. Burro cacao e spasmi di freddo.

“E poi che gusto c’è a vivere, senza mai farsi del male?”

Contessa interviene a gamba tesa: la sua riflessione lascia interdetti come fossimo sul punto del precipizio. La voce è flebile, sussurra qualcosa a se stesso o a chissà chi. Preghiera laica, testamento scritto con il fiato su uno specchio dismorfofobico: l’inferno banale dei nostri giorni che si ripete ininterrottamente da sempre, mutevole e imperturbabile come la Storia.

I lavori precari, i mutui, i capelli, gli amori perduti, i raccomandati, i piccoli momenti di insperata serenità, i fiocchi di felicità, le lucine di Natale, le canzoni che parlano di noi, un caffè di domenica mattina.
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