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“Euforia”. Un romanzo su Sylvia Plath e le cronache dal fondo del pozzo

02/05/2022


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E dunque troviamo in Euforia un ritratto umano, complesso, di una donna che lotta disperatamente contro se stessa e i suoi fantasmi: una madre che ha sempre preteso troppo e un padre autoritario morto quando aveva otto anni, l’ansia e l’ossessione di dover dimostrare il suo valore, letterario e non solo, l’ammirazione e l’invidia per Ted, più libero in quanto uomo, più celebrato in quanto poeta già affermato e amato di un amore a tratti morboso e diffidente. L’uomo che l’ha resa madre due volte, di Frieda e Nicholas, che l’hanno, a loro volta, partorita come nuovo essere umano e l’hanno lasciata irrimediabilmente lacerata. Un difficile equilibrio con il proprio ideale di femminilità, con la competizione con le altre donne. E infine il tradimento, non più presunto, di Ted, e l’abbandono di quest’ultimo del tetto coniugale e della canonica che hanno ristrutturato in Devon. Una quotidianità che pesa, a lei, americana brillante già parzialmente nota come scrittrice e poetessa, in procinto di pubblicare il suo primo (e resterà l’unico) libro, fittiziamente autobiografico, La campana di vetro, e finita a vivere nell’inganno statico di un paesino di campagna inglese che aveva dapprima scambiato e cercato come esaltante quanto disperata possibilità di un nuovo inizio. Ma soprattutto quel sentirsi sempre ai margini di una vita adulta che desiderava avventurosa, piena e appagante sul piano umano e professionale e si rivela dolorosa e sempre piena di difficoltà.
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Fonte: CriticaLetteraria
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