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FAYE WEBSTER, “Underdressed at the Symphony” (Secretly Canadian, 2024)

15/04/2024


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“Underdressed at the Symphony” stipa dieci brani in meno di quaranta minuti musica e conserva alcuni tratti della cantautrice in orbita folk rock che abbiamo conosciuto in questi anni, ma cerca nuovi slanci in un romanticismo r&b/soul e in un jazz sospeso e cinematografico, oltre che in qualche pulsione country disseminata qua e là. Di quella viscerale e spontanea ricerca di sensualità è perfetta espressione “Thinking About You”, l’opener, che è anche il brano più lungo del lotto grazie a una coda che si trascina ostinatamente oltre l’immaginabile, con un effetto ipnotico e un piano mellifluo dal gusto jazzato.

“Underdressed at the Symphony”, però, non è solo questo e sono due episodi in particolare a raccontare di un rinnovato gusto compositivo: “But Not Kiss”, negli intenti una anti love song, espressivamente di grande impatto, ma dalla geometria decisamente più sghemba e quasi controintuitiva, con il piano che assurge a fulcro della narrazione con i suoi saliscendi e le sue piccole deflagrazioni, alimentando un caos comunque ordinato; “Lego Ring”, con l’amico Lil Yachty, che incede fra distorsioni e autotune e rappresenta per questo un approdo potenzialmente inatteso, quanto ben calato, nel (nuovo) contesto musicale di Faye Webster.
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