Gli anni Ottanta a bordo di una Cinquecento gialla

05/04/2024


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Enrica Ferrara in questo romanzo ci fa attraversare un pezzo di storia degli anni Ottanta: c’è il terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980 che lei e la sua famiglia vivono tra i muri tremanti della loro casa di Napoli, c’è nei discorsi il riferimento costante al rapimento Moro di due anni prima e c’è, soprattutto, un altro rapimento delle Brigate Rosse: quello del democristiano Ciro Cirillo (che nel romanzo diventa Mimmo Cerino). E questa storia diventa il buco della serratura dove tutta la vicenda di Mario Carafa si condensa. Dopo il terremoto dell’Irpinia in Campania arrivano fiumi di soldi pubblici che la DC locale gestisce in modo poco trasparente, ed è proprio Ciro Cirillo, in quanto assessore ai lavori pubblici della Regione Campania, a controllare il tutto. Ed è lui che le Brigate Rosse decidono di sequestrare il 27 aprile 1981; ma, a differenza di quanto accaduto con Aldo Moro, dopo 89 giorni viene liberato. Si saprà, dopo, che su quella liberazione la DC (con l’importante ruolo di Antonio Gava – molto probabilmente il Gaetano Bava del romanzo) e lo Stato hanno trattato con le BR, pagato un riscatto e usato nella mediazione anche la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Dove con Moro si era imposta la linea della fermezza, con Cirillo prevalgono altre logiche. Di nuovo, si potrebbe dire, Cinquecento vs Alfetta.
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Fonte: La Balena Bianca
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