Guida a Prince in 10 dischi

06/05/2024


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Quinto lavoro in studio dell’artista di Minneapolis e con i suoi 70 minuti e 29 secondi fino a quel punto il più corposo, 1999 conquista a Prince la copertina di Rolling Stone. Seconda investitura presso il pubblico bianco a seguire alcune date di spalla… ai Rolling Stones, anche se ci vorrà ancora un tot perché l’accettazione da parte di quella platea sia completa. Come nei predecessori, l’artefice in sala d’incisione ha operato in quasi perfetta solitudine, con l’eccezione di qualche pista di voci femminili e un assolo di chitarra di Dez Dickerson in Little Red Corvette, avvolgente ballata che è una versione appena annerita dei Cars (influenza lampante pure in Let’s Pretend We’re Married). Resterà uno dei capitoli più rock della sua intera discografia, con echi diffusi di new wave e techno-pop UK (molto degli Human League in Automatic), tracce evidenti di Devo nell’attacco di Something in the Water e la chitarra che nel sospeso minuetto di Free divaga con stonata pigrizia.

Unite a ciò un funk mai così FUNK e otterrete un album che non concede pause, o comunque poche fino alla melliflua International Lover che lo suggella. Non si saprebbe dire se risultino più irresistibili le melodie o i ritmi, se più ammirevole la sapienza di articolazione o il singolo attimo che esalta fino al delirio (esatto: Delirious).
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Fonte: Humans vs Robots
nel canale: musica