“I like noise”

11/05/2024


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Oltre ai ricordi e agli aneddoti, mi ha fatto davvero molto piacere leggere così tante volte di etica e musica, di nuovo, almeno per qualche momento, così profondamente unite.
Io non posso certo dichiararmi grande fan di Big Black o Shellac, del loro suono brutale e dirompente, eppure bisogna essere proprio sordi per non capire che, se l’indie rock ti ha formato (se preferite, chiamiamolo più genericamente “alternative”, come nei Novanta), allora in maniera più o meno indiretta Steve Albini ha dato qualcosa anche a te. Se ami qualche band indie rock e hai in casa anche una modesta collezione di dischi, è molto probabile che il nome di Steve Albini sia dentro qualcuno di questi.

In questi giorni sono state ricordate ovunque le più importanti band con cui ha lavorato, come Pixies, Nirvana, PJ Harvey o Breeders. Eppure, basta guardare appena oltre per ricordarsi che Steve Albini ha messo le mani anche in decine e decine di dischi che non hanno mai avuto nemmeno un centesimo della visibilità di Surfer Rosa o In Utero. Anche questo faceva parte del modus operandi di Steve Albini: lavorare insieme a chiunque, senza differenze, con lo stesso approccio e la stessa attitudine, dando a tutti qualcosa della propria esperienza, continuando a farsi chiamare “tecnico del suono” e non “produttore”, per prendere le distanze, anche nei piccoli dettagli, dal sistema del business musicale
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Fonte: Memoria Polaroid
nel canale: musica