Il debutto nella narrativa di Giovanni Di Marco, un estratto

25/08/2022


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Aprii tutte le scatole, attento a non mischiarne l’ordine e il contenuto: Marco Genovese, Marco Genovese, Marco Genovese. Non mi restava che sbirciarne qualcuna. Ne scartai una a caso: 12 settembre 1982. La lettera era in italiano, la grafia chiara e un po’ infantile. Lo scritto occupava poco più una pagina: «… Ho seguito il tuo consiglio e ho chiesto nuova udienza all’abate Lashofer…»

Ne pescai un’altra: «… Mi sono reso conto che la mia, ormai, è diventata un’ossessione…» Consiglio, udienza, ossessione: di che scriveva Marco? Decisi di prenderne una dalla prima scatola: 21 dicembre 1971. Anche questa era scritta in italiano. Lessi le prime righe. Marco era già in seminario a quel tempo. Non c’era nulla di eccitante, eppure quella corrispondenza così fitta mi inquietava. Ogni scatola conteneva non meno di cinquanta lettere. C’erano quattro scatole. Non riuscivo a darmi una spiegazione. Cosa avevano da dirsi due fratelli che si sentivano regolarmente al telefono? Era ovvio che c’era qualcosa di oscuro, di segreto. Dovevo partire dall’inizio.
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Fonte: LuciaLibri
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