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“Il mio amico robot” e la meditazione sull’amicizia

10/04/2024


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Mentre l’amicizia sopravvivrà grazie ai “sogni” coltivati da Robot – a tal proposito, si cita la perizia di una determinata sequenza onirica, in grado di restituire, a ritmo di flamenco, la bellezza delle coreografie di Busby Berkeley, fornendo un contesto alla nostalgia, anziché crogiolarvisi –, nel frattempo costretto all’immobilità. Eppure, animato dalla sempreverde, ingenua fiducia nel futuro, dal leitmotiv in September e dall’inaspettata capacità di ispirare nel più piccolo fringuello di una dolcissima nidiata la forza indispensabile per spiccare il volo.

Robot, antidisneyano per costituzione, si rivelerà una sorta di commovente eroe, costantemente aperto al cambiamento, mentre Dog, a sua volta cambiato, il felice, infine, spettatore della crescita e maturazione dell’anima gentile che gli ha cambiato la vita. Giustapponendo primi piani e campi lunghi – utilizzati per delineare la temporanea condizione esistenziale dell’uno o dell’altro –, omaggi e prese di posizione inequivoche – il dettaglio della bandiera ucraina sulla cinepresa di un runner, imbattutosi nei due protagonisti, ballerini sui pattini a Central Park – Il mio amico robot è un prodotto ammirevole.
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Fonte: Cinefilia Ritrovata
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