Il mistero della Boba

21/04/2022


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Ogni talento argentino o brasiliano poteva arrivare nel calcio europeo cambiandolo per sempre, con una promessa di bellezza e felicità. Nei primi anni del 2000 quello di Andrés D’Alessandro era il talento più misterioso, i servizi di Studio Sport su di lui erano un misto di magia ed esotismo. Invariabilmente, tutti i servizi presentavano D’Alessandro come l’autore della “boba”, una finta, un dribbling, entrata nel nostro immaginario come un trucco di magia. Siamo nell’epoca del Joga Bonito, della mania PES/FIFA, del calcio come espressione di un repertorio di trick, prova d’abilità e destrezza individuale che prescinde dalla sua dimensione collettiva. Andrés D’Alessandro con la “boba” aveva inventato una cosa nuova che prima non esisteva, come fanno gli artisti con le proprie opere. Aveva codificato un modo inedito di ingannare i difensori, mettendo in una relazione nuova i due corpi dell’arte calcistica, quello del dribblatore e del difendente, e la palla come oggetto fenomenico.
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Fonte: L'ultimo uomo
nel canale: calcio