Il Mondiale di Menotti

12/05/2024


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“Fui usato, è chiaro: il potere che si approfitta dello sport è una cosa vecchia come l’umanità. Non lo rifarei, anche se è facile dirlo ora” dichiarò in seguito. Negli anni a venire, El Flaco continuò a doversi difendere dall’accusa di essere stato uno strumento nelle mani della propaganda fascista di Videla. Non negò di essere stato usato, come si è visto, ma negò che fosse successo consapevolmente, negò di essere a conoscenza del fatto che, mentre loro giocavano, i militari facevano sparire nel nulla migliaia di dissidenti politici. Menotti era una persona politicamente consapevole e mediamente informata, eppure sembrava non sapere che dall’aprile dell’anno precedente al Mondiale delle donne si riunivano periodicamente davanti alla Casa Rosada, nella Plaza de Mayo di Buenos Aires, per protestare contro le misteriose sparizioni dei loro figli e delle loro figlie. Dobbiamo credere davvero che non sapesse, o perlomeno non sospettasse nulla? “Anche lui stava facendo politica con il suo silenzio” lo avrebbe accusato successivamente Adolfo Pérez Esquivel, dissidente e vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 1980.

Sapere e parlare pubblicamente sono due cose molto differenti e distanti anni luce, soprattutto in un contesto come quello dell’Argentina del 1978. Umberto Eco scrisse che il vero eroe lo è sempre per sbaglio, perché preferirebbe di gran lunga essere un vigliacco come tutti: espandendo il discorso, è facile essere idealisti quando non si ha nulla da perdere, ma la verità è che pochissimi di noi, al posto di Menotti, si sarebbero comportanti diversamente.Tuttavia sarebbe ingeneroso equiparare il Flaco a un qualsiasi silenzioso complice, per quanto involontario, della dittutura.
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Fonte: Pallonate in faccia
nel canale: calcio