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Il posto dove le parole si disgelano. Memoria e istante in “Romanzo senza umani” di Paolo Di Paolo

17/04/2024


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L’archivio della memoria di Mauro Barbi è sovraccarico, ma – come il buon Nietzsche sapeva – un eccesso di senso storico inibisce la capacità di fare nel presente e il presente di Mauro è deserto e algido come il mondo senza umani che viene narrato in capitoli che si intersecano alla trama principale, in cui, dismessa l’intimità della voce narrante, l’autore narra della piccola glaciazione che colpì l’Europa nella seconda metà del Cinquecento. Questo è l’argomento della tesi e della specializzazione dello storico Barbi, che lo porta a fare un periplo lungo il lago di Costanza, che tra il 1560 e il 1575 gelò in media una volta ogni cinque anni e nel biennio 1572-73 rimase permanentemente ghiacciato. Il lago di Costanza è un correlativo oggettivo in questo romanzo, perché Barbi, viaggiando lungo le sponde di questo lago, affronta la sua  piccola era glaciale privata, un analogo processo di raffreddamento che spopola e devitalizza. Mentre Mauro immagina l’immensa lastra di ghiaccio che quasi cinque secoli fa ricopriva il lago, gli uccelli morti, la mancanza di cibo, gli alberi ischeletriti, le anatre assiderate, si chiede:

Com’è che ci siamo persi? È arrivato il momento di ricostruire le ragioni di un esodo – lo spopolamento del paesaggio della mia esistenza: devo essermi distratto, è passato il tempo, mi sono guardato intorno e un mucchio di gente non c’era più. Ancora in vita, per carità, ma non più nella mia. Dove siete tutti? State già dormendo? (p. 83)

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Fonte: CriticaLetteraria
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