Il Salario della Paura

05/04/2024


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Il Sud America di “Il Salario della Paura” è un vero e proprio “Inferno verde”, dove i paesaggi lussureggianti sono contrappuntati da insidie occulte e ammantati dalla più totale assenza di senso morale. Un luogo senza nome, anonimo nel rispecchiare tutti i luoghi comuni associati al sud del continente americano, una sorta di purgatorio delle anime perse come per Clouzot, dove però ogni forma di bellezza e di salvezza viene negata, dove tutto è marcio e decadente; e dove l’unica regola è quella del profitto, sia quello della società petrolifera che non può permettersi di chiudere il pozzo, sia quella dei poliziotti corruttibili con poco.

Un luogo immorale dove un gruppo di personaggi privi di moralità cercano riscatto o forse solo la pura sopravvivenza, in realtà invano. E se il Popeye Doyle di “Il Braccio Violento della Legge” era un esempio di poliziotto “nietszchiano” che veniva fagocitato dall’abisso in virtù del mantra secondo cui il fine giustifica sempre i mezzi, i quattro de “Il Salario della Paura” nell’abisso ci sono fin dall’inizio, finiscono solo per cadere sempre più in basso. Tanto che in un’intervista del 2015 (condotta niente meno che da Nicolas Winding Refn), Friedkin si farà sfuggire come secondo lui Scanlon era già morto prima del finale, come quella magnifica sequenza del delirio alla fine del terzo atto altro non fosse che il suo arrivo in una fantomatica Terra dei Morti.
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Fonte: Cobra Verde
nel canale: cinema