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Il sogno rivoluzionario di Fela. Il mio dio vivente di Daniele Vicari

13/04/2024


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È quindi dalle immagini girate dallo stesso Avantario, messo a disposizione dalla sua vedova, Renata Di Leone (che compare nel film, oltre a esserne la co-produttrice), che è partito il lavoro di ricostruzione di Daniele Vicari, in un primo momento solleticato dall’idea di girare un film su Fela Kuti. Ma Vicari, da autore versatile qual è (a suo agio tanto con il documentario quanto con la fiction, sperimentata pure nella forma di serie tv, con L’alligatore), si è reso conto da subito di non possedere gli strumenti per siffatta impresa, rimanendo ad ogni modo affascinato dalla vicenda esistenziale di Avantario – che di fatto è l’unico occidentale bianco ad essere stato ammesso alla corte esclusiva di Kuti -, tanto da farne il motore di un’opera che è una sorta di Giano Bifronte, legata a due poli. Il materiale di Avantario (video e fotografico) era però lacunoso, di per sé insufficiente a documentare l’avventura africana dello stesso; e allora Vicari consulta altre decine di archivi internazionali per disporre di immagini sufficienti al racconto indiretto dell’artista pugliese, a cui presta voce Claudio Santamaria e che procede lungo una linea imperfettamente cronologica di sobbalzi emozionali, dimostrandosi peraltro in grado di restituire l’atmosfera che egli respirò durante la permanenza in Nigeria.
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