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Il Torino e l’aggettivo “grande”

04/05/2022


Parlavamo del portierone, no? Che poi portierone non era, perché si era fermato a un metro e settantasei, ma l’agilità gli consentiva di far passare in secondo piano quest’aspetto. Dicevamo, il buon “Baci”, perchè di solito lo chiamavano così per far più presto, si era convinto che la sua più grande delusione calcistica fosse dovuta proprio alla complessità del suo cognome.

L’11 maggio del 1947 si gioca Italia-Ungheria, ed in campo scendono dieci calciatori del Torino ed uno – il portiere Lucidio Sentimenti – della Juventus: “Baci” sosteneva che Pozzo fosse entrato in campo poco prima del calcio d’inizio per richiamare Sentimenti IV (aveva altri quattro fratelli, tutti divenuti calciatori in A) e schierare lui in porta, ma dopo un paio di tentativi andati a vuoto di pronunciarne il cognome, aveva optato per la conferma di Sentimenti.

E nell’Ungheria, quel giorno, ce n’erano nove dell’Újpest di Budapest. Ma un “estraneo”, Puskás, che gioca nell’Honvéd e diventerà leggenda con l’Aranycsapat ed il Real Madrid.
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Fonte: Il Nobile Calcio
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