Immaculate (2024)

23/04/2024


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L’aspetto più interessante di Immaculate è il suo declinare in chiave horror una cosa che ci hanno sempre venduto come meraviglioso emblema di purezza e che, a pensarci con lucidità, è un’esperienza terrificante, da rimetterci la sanità mentale.

Immaculate richiede quindi allo spettatore un drastico e doveroso cambiamento di mentalità, verso cui lo accompagna utilizzando i cliché tipici dell’horror satanico. Per questo, il film di Mohan è la pellicola più iconoclasta che vedrete quest’anno e, per quanto mi riguarda, al momento è quella col finale più soddisfacente e liberatorio, ma anche una delle più inquietanti. Se in The First Omen l’ambientazione del convento, richiamava la raffinatezza di Suspiria, qui evoca immagini di exploitation più “rozza” e crudele, più vicina all’horror di serie Z italiano, dove c’era un piacere quasi perverso a vedere queste povere serve di Cristo seviziate; qui, per quanto mi riguarda, il piacere risulta nella presa di coscienza e conseguente reazione di Cecilia, che non va molto per il sottile, giustamente, quando si tratta di libertà personale e mostrare diti medi a prelati spocchiosi e rattusi.
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Fonte: Il Bollalmanacco di Cinema
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