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“Kinds of Kindness” speciale I – L’hula hoop d’autore

10/06/2024


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Lanthimos sceglie una forma del racconto che ci permette di entrare in un contesto e di concatenare un buon numero di eventi incorniciati da due turning point, il secondo dei quali però coincide con la conclusione. Non vi è quindi scioglimento, non vi è il ritorno all’ordine iniziale.

È molto interessante che si sia scelto di adottare questa modalità che da un punto di vista strettamente di sceneggiatura è evidentemente limitante: non abbiamo il tempo di comprendere tutti i meccanismi che regolano la setta del terzo episodio o come il personaggio di Emma Stone vi sia entrata; non abbiamo modo di approfondire la sparizione della stessa nel secondo episodio e di comprenderne la deviazione cannibale; a riempire la tensione di Jesse Plemons verso l’abbandono del suo dispotico boss ci sono le elucubrazioni che lo spettatore ha tutto il tempo di costruire. Sono incredibilmente fumosi i confini di questi mondi che Lanthimos tratteggia con la totale libertà che ha acquisito: sono “sweet dreams”, come preannunciato dalla canzone degli Eurythmics che ha animato il trailer e che apre la pellicola.
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Fonte: Cinefilia Ritrovata
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