La battaglia di Belgrado

29/03/2024


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Nel giro di un quarto d’ora Kustudić aveva già mandato negli spogliatoi l’infortunato Pirri. “Ho stretto amicizia con lui quando giocava nell’Hércules. Mi ha ammesso che pensavano che avrebbero vinto quella partita con la violenza e non giocando. Ed erano molto bravi. È stato terribile. Ci picchiavano, ci graffiavano, sputavano. Ci hanno tirato addosso, ci hanno tirato i capelli. Il problema non era quello che si vedeva in tivù o quello che c’era vicino all’arbitro. L’azione era molto lontana e c’era il pericolo perché non smettevano di colpire, di graffiare, di fare di tutto… non ho mai vissuto niente del genere”, ricorda l’autore di quello storico gol al 71′.

Rubén Cano ha registrato sia il gol che la bottiglia. “È stato un passaggio profondo da Juanito a Cardeñosa, Julio è riuscito a crossare di poco prima che uscisse e io ho concluso sul secondo palo. Mi sono buttato a terra per bloccarlo, ma la mia intenzione era che non andasse alto.. La polizia usava i cani per far fuori la gente che voleva buttarsi in campo. Non c’erano recinzioni. Juanito ha fatto quel gesto con il dito verso gli spalti e gli hanno lanciato la bottiglia”. L’hanno vista tutti, è volata come una scheggia e gli ha colpito la testa: “Quando lo abbiamo visto a terra abbiamo temuto il peggio”.
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Fonte: Il Nobile Calcio
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