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La musica è l’essenza di tutti i tempi: intervista a Luca Castelli

20/04/2024


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EP: Tu hai collaborato anche per Il Mucchio. Come ti sembra il livello della critica musicale italiana oggigiorno? In un’intervista di un anno fa, Damir Ivic è stato molto critico sulla questione. Tra recensioni che sono copia incolla di comunicati stampa, poco approfondimento, voglia solo di fare numeri, e vecchi giornalisti una volta ottimi che oramai si dimostrano solo boomer reazionari, c’è qualcosa di valido e di valore?

LC: La collaborazione con il Mucchio è terminata da qualche anno e la rivista ha cessato le pubblicazioni (a giugno 2018 – NdEP). Destino, ahimè, condiviso con molte altre testate musicali storiche: quasi tutte quelle che cito nella prima parte di “Nel labirinto”, quelle che hanno accompagnato l’ascesa dei Radiohead negli anni Novanta, non esistono più. Nei confronti della critica ho un amore molto novecentesco: penso sia utilissima – anzi, necessaria – sia in ottica del presente (mettere ordine, spiegare, aiutarci a comprendere meglio e gestire la torrenziale produzione contemporanea) che di futuro (la storicizzazione della musica e degli altri linguaggi creativi). Il problema è che la critica è una cosa seria. Non è sparare il primo giudizio che viene in mente in cinquanta caratteri, con la speranza di innescare un dibattito che rimbalzi come una pietra piatta sui social. Richiede tempo, competenze, un approccio rigoroso e una passione sconfinata. E, particolare non secondario, una lettura altrettanto attenta. Tutti aspetti che la rendono geneticamente quasi aliena e praticamente inadattabile soprattutto ai social network. Sono un mcluhaniano convinto, penso che il medium sia il messaggio e che il medium “social” impedisca tanto al critico di esercitare vera critica (perché tenderà sempre, più o meno inconsciamente, a convertirla in qualcosa di acchiappa-like) quanto al lettore/utente di fruirla come tale (le concederà la stessa quantità di attenzione di qualsiasi altro contenuto del flusso: su questo punto dovremmo di nuovo farci qualche domanda, è possibile che l’essenza del tempo sia non aver più tempo di riflettere nemmeno un istante su ciò che leggiamo / vediamo / ascoltiamo?).

Sono molto novecentesco anche nella visione sacerdotale della critica: oggi siamo tutti bravissimi a criticare, ma sono pochissimi i bravi critici. Hai citato Damir Ivic, che per me svolge un lavoro quasi eroico nel modo in cui cerca di conciliare il ruolo di critico (i suoi articoli lunghi su “Soundwall” e “Rolling Stone”) con i ping pong di parole sui social. Aggiungerei un altro ex-collega al Mucchio, Eddy Cilìa, che stimo molto sia per ciò che scrive che per come invece riesce a tenere la barra drittissima nella cura, valorizzazione ed estensione del suo immenso lavoro critico, basato su articoli scritti in 40 anni di carriera, attraverso i libri e il blog “Venerato Maestro Oppure. Sul fronte cinematografico, invece, da un po’ di tempo trovo ciò che sto cercando in siti come “Quinlan e “Notebook”, il blog della piattaforma Mubi. La risposta alla tua domanda dunque è di nuovo un po’ dantesco-illuminista: se c’è qualcosa che non ti piace – comprese le recensioni copia-e-incolla – non ti curar di loro ma guarda, passa e cerca un’alternativa migliore. Sulla carta o sul web, di certo esiste.
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Fonte: Extended Play
nel canale: musica