La nostalgia della madre

06/07/2023


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Nel girovagare tra est e ovest, alcuni posti sono toccati più di una volta, ma non sono mai osservati dallo stesso sguardo. I luoghi sono a volte uguali a sé stessi, sono trasformati dal di dentro o dal di fuori. Gli occhi del protagonista si posano sulla costa, scrutano dentro le gallerie buie, si riparano dai riflessi accecanti, ma soprattutto sono alla ricerca di qualcosa di più impalpabile, di un’isola lontana o vicina, dell’imponente Corsica o degli isolotti prossimi, come il Tino, Palmaria e Bergeggi, Gallinara e Alassio.
Questa frenetica osservazione delle isole liguri spinge il protagonista ad alcune riflessioni che portano alla personificazione delle isole stesse: le “isole non sono mica eterne, ci sono e se ne vanno”. Come le persone. La chiave per comprendere il senso profondo di questo romanzo la si può ottenere facendo coincidere la figura materna con il concetto di isola: la madre è colei dalla quale all’inizio il bambino scappa semidisubbidiente e alla quale giunge nella vecchiaia per un fugace incontro al di fuori del tempo. Scrive infatti Magliani: “La voce di lei [della madre] emergeva dalle rive, o da più lontano, proveniva dalle isolette che la costa seminava tra i suoi occhi e l’orizzonte”. Le isole sono il richiamo della donna che lo ha generato e dalla quale il protagonista si separa volontariamente (“Le isole, come l’esilio perfetto”).
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Fonte: Nazione Indiana
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