La poca importanza del diventare adulti: No Big Deal di Rachele Salvini

06/05/2024


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Il romanzo d’esordio di Rachele Salvini, uscito ad aprile per Nottetempo, non fa eccezione: gli elementi sopracitati ci sono tutti eppure a un’attenta (psic)analisi del suo racconto essi non rappresentano il fulcro sostanziale, come se ai fini ultimi del libro non fossero niente di davvero importante, No Big Deal, come recita il titolo.
Questo perché nonostante la presenza di cliché non siamo di fronte a un romanzo-cliché.

I primi capitoli sembrano quasi illuderci: ascoltiamo i due protagonisti, le due “voci” del romanzo, nel loro percorso dalle scuole medie al diploma. Da una parte c’è Lena, probabile alter-ego dell’autrice, adolescente con famiglia disfunzionale, cresciuta in una Livorno che, pur puzzando di pesce e di provincia, insiste nel farle credere che quella sbagliata, quella fuori posto, sia lei. Dall’altra troviamo Dixon, scozzese trasferitosi a Londra, un’altra adolescenza sbagliata al posto sbagliato, che alterna manifestazioni di rabbia repressa ad atteggiamenti da scusate-se-esisto. Due personaggi speculari a cui il lettore immancabilmente si affeziona, già immaginando che – nella migliore tradizione del teen-drama – i due finiranno per incontrarsi e innamorarsi.
Effettivamente s’incontreranno nella seconda parte del libro, ma è qui che Salvini inizia a scoprire le carte, e più ci addentriamo nella loro storia, più ci appare chiaro che l’autrice non intende regalarci una lettura leggera, una rêverie nostalgica di quando eravamo giovani, drogati e rock’n’roll.
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Fonte: minima&moralia
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