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La Rai contro Carosio: storia di un insulto razzista in diretta

14/04/2024


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E poi di nuovo un cross, alla mezz’ora del secondo tempo, e stavolta a staccare di testa c’è proprio Riva, che con una frustata mette nuovamente alle spalle del portiere israeliano. L’arbitro brasiliano De Moraes convalida, ma il guardalinee etiope Sejum Tarekegn alza la bandierina: non è gol nemmeno stavolta. Poi, però, accade qualcos’altro: non qualcosa che si vede, ma che si sente. Carosio, la voce storica del calcio italiano, ha pronunciato il primo insulto razzista della storia della nostra televisione.

La reazione della Rai è rapidissima: Carosio non può tornare a commentare l’Italia, deve tornare a Roma. A muoversi è stata addirittura la Farnesina, che ha ricevuto una comprensibile lamentela da parte dell’ambasciata etiope. È il 1970, e la Repubblica sta bene attenta a non creare casi diplomatici, soprattutto con un paese con cui ha un drammatico passato coloniale come quello di Addis Abeba: al potere nel paese africano c’è di nuovo il negus Hailé Selassié, il sovrano che era stato deposto con la forza e costretto all’esilio nel 1936, in seguito all’invasione militare italiana ai tempi del Fascismo. Il caso Carosio è molto delicato, e la televisione pubblica deve conformarsi alle necessità diplomatiche della nazione. I colleghi del giornalista siciliano, inviati in Messico per i Mondiali, però non ci stanno, e minacciano che se lui verrà richiamato in Italia loro lo seguiranno, facendo saltare tutta la trasmissione del torneo (con l’Italia che, nonostante la 0-0 con Israele, ha nel frattempo superato il turno come prima del girone, dato che l’Uruguay ha perso nel finale). La Rai trova un compromesso: Carosio resta in Messico, ma non commenterà più le partite, mentre al suo posto verrà promosso Nando Martellini.
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Fonte: Pallonate in faccia
nel canale: calcio