La rivoluzione non ha il codice a barre [estratto]

11/02/2024


[…]
Insomma siamo uno di fronte all’altro. Marino mi guarda con gli occhi piccoli, cerchiati da occhialetti tondi, dalla montatura spessa e nera, la bocca è un segno di matita su un foglio di carta e la sua stempiatura non serve a smorzare la sua aria austera. È un uomo minuto, ha le gambe accavallate e sembra vestito con una taglia più grande della sua.

«Allora» dico. «Insomma ho questi foruncoli proprio qui dietro che…»
Mi sporgo in avanti, ma lui alza la mano e mi ferma.
Socchiudo gli occhi con fare scettico, ma allo stesso tempo provo una sorta di moto di sollievo. Sebbene non desiderassi consapevolmente una terapia psicologica, forse sono dalla persona giusta.»
«Dentro, dice? Nel senso, nei foruncoli. Oppure dentro, nel corpo. Nello stomaco, nel petto o…» Allungo la vocale.
«Sì, ecco, insieme a ’sto prurito sono arrivati dei pensieri fastidiosi, che non sono come pensieri, sono più come degli stati d’animo, come…»
«Avevo degli Urania da ragazzino» inizio, ma Marino m’interrompe.
«“Presumibilmente”,» mi fa, come se stesse leggendo da un libro, le parole scritte nell’aria, «“tutte le ossessioni sono metafore estreme che aspettano di nascere. Tutta la mitologia privata è una collaborazione tra la propria mente cosciente e quelle ossessioni che, una per una, si presentano come trampolini di lancio”.»
[…]





Fonte: la nuova carne
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