La tormenta, il non luogo senza tempo di Vladimir Sorokin

02/05/2024


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Sono tutti stereotipi rivisitati: lo stile classico, la fiaba, l’eterno rapporto di odio/amore fra le classi dotte (Garin) e il popolo minuto (Raspino), gli imperativi categorici tipici dei più nobili ideali (spesso il dottor Garin ripete concetti derivati dalla retorica sovietica), tutto è rivoltato come un calzino.

Non per nulla, per Sorokin e per la sua Tormenta è stato coniato il termine “retrofuturistico”, utilizzato anche per tentare una definizione del tempo: non c’è linearità, le vicende si susseguono fra oscillazioni di passato, presente e possibile futuro, e molto abilmente lo scrittore ci porta per sentieri spariti sotto la neve, in un freddo assoluto, in un avanti che si rivela indietro, tra boschi tutti uguali, finché ci si rende conto che i personaggi si muovono sì, ma per non andare da nessuna parte, il tempo/spazio è fermo, o al massimo spiraliforme, ci si affanna, ma non si progredisce.
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(Immagine via Bompiani)





Fonte: Fucine Mute
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