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LA ZONA D’INTERESSE, di Jonathan Glazer

14/04/2024


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Noi sappiamo. Non ci serve altro, solo quelle uniformi, quel parlare (nulla togliere ai nostri eccellenti doppiatori, ma va visto in lingua originale) e quel muoversi sul set. Il male del mondo è espresso in quelle sequenze che senza clamore o esagerazione ci portano nel mezzo del male più assoluto, quello che non si interroga, non pensa e crede di agire nel giusto. È per questo che il film appare agghiacciante, anche se alla fine chiacchierano e basta per un’ora e cinquanta. Sappiamo che successe e ci chiediamo, muovendoci in mezzo a loro, come fu possibile.

A questo poi si aggiungono particolari sempre più inquietanti, come l’avvenimento delle ceneri nel fiume, ad altri più suggeriti, tipo le domestiche giudee che troviamo in certi momenti attaccate alla bottiglia per motivi che possiamo ben immaginare. O la visita della madre, che anche lei, come noi, ammira sapendo, e si ritroverà a consegnare quella lettera che rimarrà segreta fino alla fine. Sono tutti piccoli momenti che arricchiscono, tra eventi reali e altri solo immaginati nella loro quotidiana ininfluenza, questa anti narrativa.
Oppure le riprese a infrarossi dell’unico momento di umana grazia di un film che sembra proprio spogliarsi dell’umanità in senso lato, come a suggerire qualcosa che sembra addirittura estraneo a quel mondo.
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Fonte: Recensioni Ribelli
nel canale: cinema