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L’attacco verso il diverso, ma non per i motivi più classici. La distruzione di un’utopia in “Qui non possiamo più restare” di Giuliano Gallini

10/05/2022


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Parte con avvenimenti che sembrano portare in una direzione molto specifica il romanzo breve di Giuliano Gallini Qui non possiamo più restare. L’aggressione fisica ad Adele, giovane ghanese bianca arrivata a Murata per raggiungere il Monte e picchiata non appena scesa dalla corriera, e l’inseguimento intimidatorio della giornalista che si presta come parziale voce narrante degli eventi sembrerebbero indicare una matrice razzista e misogina nei tentativi di distruggere la comunità creata da Marcenda. Una comunità che nasce all’insegna della più normale trafila burocratica: il bando emesso dalla Regione per il recupero di un’area conventuale ormai dismessa e vinto da questa piccola cooperativa che ha il desiderio di fare qualcosa di concreto per gli ultimi della società. Sembrerebbe così ovvio e quasi scontato immaginare che l’attacco sia rivolto al diverso e al debole, ma il vero animo sovversivo di questa comunità non sta tanto nel chi accoglie, ma nel come sceglie di formare i residenti. Per capire la rivoluzione che il Monte propone è necessario fare un passo indietro e cercare di capire in che mondo questa utopia di inserisce.
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Fonte: CriticaLetteraria
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