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«Le cose non accadono mai nei tempi giusti, per questo si fanno le guerre»: “Il ritorno” affannoso e disilluso di Marco Vichi

24/04/2024


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Un’infanzia anomala mette a dura prova la personalità di Maria
che nonostante i disagi e gli impedimenti riesce a prendere forma e linfa. Fino a quando, in piena adolescenza, si vede costretta a lasciare la casa del padre, stufo dell’ambiguità e dei modi di essere di Maria. Cominciano qui le vere e proprie lotte alla sopravvivenza, dai lavori come cameriera fino alla prostituzione su “i viali” di Firenze.

Maria non è come tutti gli altri, è bella, femminile e attraente. Eppure ha una luce negli occhi che pochi riescono a cogliere, i suoi occhi chiedono tanto e anche un pretesto per scappare e lasciarsi amare da qualcuno per com’è veramente. Umiliata, offesa e vittima di molti pregiudizi e cattiverie, Maria deve gradualmente eliminare tutto questo, ma si sente sempre più sola. La sua è una storia senza fiato e senza leggerezza, ogni affermazione, ogni evento viene rivoltato, amplificato e giudicato per arrivare a una verità almeno accettabile. Maria sa come superare gli imprevisti, senza mai arrendersi, senza mai mollare e infatti, appena raccolto il denaro necessario, vola in Turchia per sottoporsi all’operazione che la trasformi per sempre in donna. È nel viaggio di ritorno che, aggrappandosi ai primi sconosciuti di passaggio, si ritrova sommersa dalla guerra dei Balcani. Nei territori dell’ex Jugoslavia affronta le più strazianti supposizioni in un paese bombardato ogni notte, in cui i morti vengono seppelliti come semi di fiori da dover attendere.
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Fonte: CriticaLetteraria
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