Leggere la rivoluzione iraniana: Persepolis e Scrittura cuneiforme

07/12/2023


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La narrazione di Abdolah è potente ed emotivamente carica, pur mantenendo una cronaca lucida che si fa avanti tra le progressive macerie di un paese e di un passato: con l’arrivo di Ismail a Teheran per studiare all’università, il lettore si ritrova coinvolto nel vivo del movimento rivoluzionario di sinistra di cui il protagonista diventa presto un membro attivo, mettendo a rischio la sua vita e accettando a malincuore di non poter più vedere se non in rarissime occasioni la famiglia, alla quale è profondamente legato.

Tramite il suo racconto, si apprendono i modi in cui la rivoluzione ha agito dalle montagne al confine del paese, dove le genti locali aiutavano i dissidenti politici dando loro rifugio o aiutandoli a espatriare, ai centri urbani, dove si è manifestata sotto le più clamorose forme della guerriglia e delle proteste, del dibattito culturale sottobanco nato spesso in seno all’università – «Studiare all’università di Teheran era ed è il sogno di ogni alunno persiano, ma c’è un detto che dice: ‘Entri, ma non sai se ne esci’» p. 194 –; ed è nello sconcerto di Ismail che vediamo gli ayatollah del paese approfittare di una rivoluzione di sinistra per insidiarsi al governo, forti del sostegno della consistente componente religiosa della popolazione, per poi incarcerare e giustiziare gli stessi oppositori grazie ai quali avevano preso il potere. Assistendo in prima persona al definitivo tracollo del partito, Ismail non ha altra scelta che non quella di fuggire dall’Iran.
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Fonte: Il rifugio dell'ircocervo
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