L’inarrestabile estrazione nelle Apuane

12/05/2024


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Ogni transito per me è uguale ad ascendere ai Ponti di Vara, stando in bilico fra la vecchia ferrovia di Carrara e le sfilate dei camion che trasportano il marmo su gomma, la materia tolta alla montagna, come se ancora ci fosse il processo della lizzatura dei decenni dei buoi dati al futuro dall’arte pittorica di Lorenzo Viani; i buoi e gli uomini facevano scendere le grandi lastre marmifere in città, con la fune e il sacrificio, gli sforzi tutti umani e il pericolo che ha portati incidenti e litri di vino versati sul filo del fiume Carrione.
Quella lettura del presente, poi, che è diventata patrimonio di artiste e artisti che a Carrara hanno ancora il coraggio di vivere la realtà, portando con costanza, attenzione e dedizione una critica assistita da impegno civico e risultato artistico in prove di opere di questi tempi: che mai si permetterà di rinunciare alla contestazione del sistema avanzato dell’economia moderna; una regola, e una procedura, qui tradotta nella forma di un processo di scavo continuo nelle Apuane, con questa inarrestabile, almeno al momento, opera di estrazione spropositata del marmo sangue dei monti passato nel circuito oggi anche allargato dai magnati arabi della finanza. In punti precisi, si dovrebbe andare a rivedere, dove sul territorio rimangono spesso i segni concreti e tangibili della lavorazione industriale, ovvero l’inquinamento delle acque e questi fianchi rotti delle scorticate Apuane.
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Fonte: Nazione Indiana
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