Lo Scaffale di Andrea: “L’albero del Ténéré”

02/04/2024


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I personaggi sono credibili, descritti con molto realismo, con i loro pochi pregi e molti difetti tanto che il lettore fa fatica a identificarsi con qualcuno di loro. Fatica a identificarsi con coloro che rappresentano il mondo finanziario milanese dove, sovente, l’etica non traspare, dove manca la solidarietà fra colleghi, anzi dai colleghi bisogna guardarsi le spalle, dove l’ambiente può produrre forti momento depressivi come accade a Antoine. Ancora una volta, mentre leggiamo, ci torna alla mente la grande crisi finanziaria del terzo millennio causata da un mondo che aveva messo al primo posto il profitto a tutti i costi.

Del resto non è possibile identificarsi con lo zio ex terrorista e con l’ambiente che ha frequentato fino a quando è rimasto in vita. Anche questo ambiente è descritto da Andrei con estremo realismo e disincanto: un ambiente che, non solo nella finzione narrativa, ha bordeggiato quello della delinquenza comune sebbene fosse partito da grandi ideali da realizzare.
A proposito di identificazione: noi lettori proviamo qualche moto di simpatia per Antoine nei suoi momenti difficili, nei momenti in cui – pur con tutti gli errori che ha fatto – abbiamo l’impressione che possa essere stritolato dagli eventi. Merito di Andrei aver creato dei personaggi pieni di sfumature, di averli descritti senza nessun manicheismo.
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Fonte: Giuditta legge
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