Lo scienziato in laboratorio, lo scrittore in trincea

01/12/2023


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Da giovane, il sogno di Kurt – condiviso con Jane – era scrivere. Fantasticavano entrambi di fare i corrispondenti in Europa. A volte, quando Jane stava al gioco, immaginavano la casa in cui avrebbero vissuto: un cortile con una quercia al centro e uno studio sul retro dove, seduti vicini, avrebbero battuto a macchina capolavori. Ma perfino Kurt stentava a immaginare di potersi mantenere scrivendo. Avrebbe dovuto fare qualcos’altro per sfamare i loro sette figli. Bernie sapeva che cosa doveva fare Kurt: diventare uno scienziato, come lui. Perciò lui e il padre decisero che Kurt jr avrebbe studiato chimica. Era un campo di studi utile, pratico. Kurt non era necessariamente in disaccordo. Come loro, credeva nella scienza. Disse a Jane che forniva più risposte alle domande della vita di materie come la psicologia e la filosofia. La scienza avrebbe reso il mondo un posto migliore. Se voleva far parte di quel futuro utopico doveva seguire il consiglio fraterno.

Bernie e il padre pensavano che Kurt jr non avesse la stoffa per il MIT, perciò scelsero la Cornell. Quando sembrò che quell’università non l’avrebbe preso, Bernard accompagnò il fratello a Harvard, dove ottenne un’accettazione provvisoria. Poi però la Cornell offrì un posto a Kurt, e Bernard pensò che lì si sarebbe divertito di più. In seguito Kurt avrebbe detto che quella «era la sua idea di me, un po’ di terz’ordine».

Così, nell’autunno del 1940, Kurt andò a studiare chimica alla Cornell. Ma non era uno scienziato nato come Bernie. Il lavoro in aula non lo catturava. Non come la scrittura. Perciò ignorò le lezioni e fece quello che lo rendeva più felice: tirare tardi nell’ufficio del “Sun”.
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Fonte: Il Tascabile
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