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Maria Callas nel centenario della nascita – Ritratto di un genio musicale

02/12/2023


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Verdi diceva “Tornate all’antico e sarà un progresso”. La Callas fa questo e, nel corso degli anni Cinquanta, sconvolge le convenzioni dell’interpretazione operistica del Novecento. Si esibirà in repertori non solo impegnativi, ma solitamente considerati inconciliabili – Rossini e Wagner, il belcanto e il verismo -, in ruoli spesso ricreati dal nulla, oppure rinnovati nella concezione espressiva.
Maria Callas, s’intende, non era una musicologa, un’intellettuale. A tutto questo arriva non in virtù della speculazione critica, ma attraverso il talento innato, in una parola: il genio. Una genialità che, dal punto di vista interpretativo, la porta per esempio a costruire ogni personaggio con una precisa collocazione storico-stilistica e uno scavo analitico del fraseggio, nel rispetto assoluto dei valori della parola. La frase musicale viene scolpita con senso architettonico, scandagliata sillaba per sillaba e, di conseguenza, con espressione sempre mutevole.

Non solo. La Callas si rivela un fenomeno anche come attrice, tale da collocarsi tra i riformatori del teatro del secolo scorso. Anche qui, restauratrice e rivoluzionaria al tempo stesso. La sua recitazione, sebbene fondata sul gesto melodrammatico di tradizione, peraltro molto misurato, si accompagna a un uso del particolare corporeo sempre sintonizzato con il ritmo del discorso musicale. Certe intuizioni in Medea e Anna Bolena consentono di avvicinarla agli artisti delle avanguardie, a ricercatori delle tecniche gestuali come Artaud, Appia, Duncan.
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Fonte: Connessi all'Opera
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