Maria Malva: un concerto che brucia

25/03/2024


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Nel raccontarci le vite che la vita di Maria Malva tocca, la lingua di Dominici è carica di dialoghi, a tratti quasi pronta per una messa in scena, e rifugge dal lirismo fine a sé stesso. Sembra oscillare fra un crudo realismo e lo straniamento che ogni personaggio (ma forse, ognuno di noi?) porta al testo. Tutti, infatti, Maria Malva, Milagros, Anna, Martelli, guardano al mondo, dicono il mondo, a partire dal loro unico punto di vista, immediatamente riconoscibile e appena spostato – di lato, indietro, in avanti – rispetto a quello degli altri. Forse proprio per questo diventa così difficile incontrarsi, essere insieme, in un’Italia che si chiude sui postumi di una pandemia così simile a quel trauma che abbiamo collettivamente vissuto e prontamente rimosso.

Quando mi hanno dimesso, il personale del reparto, tutto maschere e sorrisi negli occhi, si è messo ai due lati del corridoio e ha cominciato ad applaudire, come se fossimo in un film di Natale. Lì ho capito di averla scampata bella. Ed eccomi nella mia casa, coi miei libri, tanto debole da non riuscire a leggere, in polmoni ammaccati, la testa confusa, solo. Eppure, vivo.

Ma, forse, una chiave per non perdersi in questo diorama narrativo, allo stesso tempo perfettamente congegnato, in sé conchiuso e infinitamente espandibile, sono le parti in cui il libro si rivolge… al proprio lettore?
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Fonte: minima&moralia
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