Menotti: ordine e avventura

06/05/2024


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Il 29 maggio del 1977 era pronto un vero e proprio attentato calcistico al Flaco, che era una sorta di Petit sul filo del centrocampo: da una parte c’era Videla e la sua Argentina che non voleva un “comunista” alla guida della Selecciòn nel Mondiale del 1978, e dall’altra c’era il partito comunista argentino – con una storia complicatissima e ancora tutta da raccontare di desistenze riassumibile con un patto Molotov-Ribbentrop argentino – che chiedeva al compagno allenatore di restare e resistere dall’interno, tanto che quel giorno anche i comunisti avevano una missione: salvare Menotti. Uno scontro calcistico-psicologico messo in atto attraverso una amichevole, per capire bisogna pensare a “Fuga per la vittoria” di John Huston, ma in Sudamerica, un film ancora tutto da girare. Le squadre stanno per scendere in campo e la voce del regime, el gordo, José María Muñoz: «è giunta l’ora della verità per 30 milioni di argentini, Menotti devi dimostrarci le sue carte, i tifosi non apprezzano più il tuo gioco, dovresti trovare il coraggio e lasciare la panchina».
Menotti, dritto, fuma. Trench e capelli sulle spalle, albagia e mani nelle tasche.
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Fonte: Mexican Journalist
nel canale: calcio